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SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE: CONOSCIAMOLA E IMPARIAMO A GESTIRLA

  • 18 dic 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

La Sindrome dell'intestino irritabile (IBS) è un disturbo del tratto gastrointestinale di tipo funzionale che colpisce circa il 10% della popolazione, con prevalenza maggiore nelle donne (tranne che in Asia, dove l’incidenza è uguale nelle donne e negli uomini).


I sintomi più frequenti e invalidanti includono dolore addominale, gonfiore, diarrea e stitichezza (o la loro alternanza) ma con minore frequenza possono comparire anche muco nelle feci, stanchezza, nausea, mal di testa, ansia e depressione.

Tali segni sono comuni a molte patologie del tratto gastrointestinale (pensiamo alle intolleranze alimentari) e allora ci si chiede: come è possibile diagnosticare l’IBS?

Secondo i criteri di Roma IV, la diagnosi di sindrome dell'intestino irritabile include dolore addominale ricorrente, presente almeno 1 giorno/settimana negli ultimi 3 mesi, con almeno due dei seguenti criteri:

-Correlato alla defecazione;

-Associato a un cambiamento nella frequenza delle feci;

-Associato a un cambiamento nella forma delle feci.

Il medico potrà diagnosticare la Sindrome dell’intestino irritabile sulla base di questi criteri e solo dopo aver escluso alterazioni strutturali e biochimiche o altre malattie gastrointestinali (GI) organiche.

 


Sintomi più comuni
Sintomi più comuni

Le cause dell’IBS non sono ancora del tutto conosciute ma sembra che nella sua fisiopatologia siano coinvolti diversi fattori: alterazioni del microbiota intestinale (disbiosi), sovracrescita batterica dell'intestino tenue (SIBO), fattori ambientali, abitudini alimentari, sensibilità viscerale (genetica). Tra i fattori ambientali un ruolo particolarmente importante sembra essere svolto dallo stress.

Infatti, è molto comune il peggioramento dei sintomi da IBS nei pazienti sottoposti a burnout (secondo l’OMS, uno stato di stress cronico lavoro-correlato caratterizzato dalla sensazione di completo esaurimento delle proprie energie fisiche e mentali). Il Sistema Nervoso Centrale ed il tratto gastrointestinale comunicano tra di loro mediante il nervo vago. Per questa ragione, tutti gli stati di tensione o “allerta” percepiti dal cervello vengono comunicati anche all’intestino, che risponderà a questo segnale “proveniente dall’alto” con i classici sintomi da IBS, costringendoci a “fermarci” e a farci capire che qualcosa non va! Si dice infatti che “l’intestino è il nostro secondo cervello”.


Proprio perché le cause scatenanti dell’IBS non sono ancora completamente note, non esiste una “dieta per la Sindrome del colon irritabile” ma una serie di consigli nutrizionali generali sulla base dei sintomi riportati dal paziente.

Ad oggi, tuttavia, uno dei protocolli più utilizzati per la gestione dell’IBS è la dieta low-FODMAP, cioè a basso contenuto di oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli, poiché sembra che queste categorie di alimenti possano fermentare a livello intestinale e causare i classici sintomi della sindrome nei soggetti particolarmente suscettibili. Si tratta di un protocollo di esclusione molto restrittivo che in quanto tale potrebbe contribuire ad aumentare il carico stressogeno e, di conseguenza, i sintomi di chi la segue.

Ancora, sebbene la dieta con restrizione di FODMAP possa essere efficace nella gestione a breve termine di alcuni pazienti IBS, bisogna sottolineare che i suoi effetti benefici sono transitori e che dalla sindrome dell’intestino irritabile non si guarisce!


FODMAP significato
FODMAP significato

Per concludere, poiché non si conoscono tutte le cause scatenanti, ad oggi il trattamento dell’IBS punta principalmente alla riduzione dei sintomi, non solo facendo attenzione all’alimentazione ma anche alla gestione dello stress. Attualmente, in attesa di future scoperte, il cambiamento dello stile di vita rappresenta l’arma potenzialmente vincente nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile.  

 

 
 
 

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